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Processo Rifiuti: beffa annunciata?

Post tratto da articolo-21.splinder.com

Di quello che si sta consumando negli uffici del palazzo B2 al Centro Direzionale di Napoli i giornali ne parlano poco, i telegiornali per niente.
Le redazioni locali de Il Corriere della Sera o Repubblica a sprazzi vigilano sulla vicenda. Addirittura il Tg 3 oggi non ha dedicato nemmeno un angolino del palinsesto alle ultime vicende dell’inchiesta che potrebbe finalmente dirci chi sono i veri responsabili dell’annosa emergenza in Campania.

Il condizionale è d’obbligo: non c’è ancora la sentenza e alcuni temono che mai ci sarà.
Il punto è tutto qui perché a Napoli il processo che dovrebbe imputare per “truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato; frode in pubbliche forniture; abuso d’ufficio” 28 eccellenti personalità tra cui ‘o Presidente Antonio Bassolino, a 50 giorni dalla richiesta di rinvio a giudizio, non è ancora iniziato. Il perché? Non c’è il GUP (giudice per le udienze preliminari). Niente GUP, niente processo.
Ciò dovuto a un “presupposto” risultato poi “sbagliato” del presidente del tribunale di Napoli Carlo Alemi.

Tutto ha inizio l’11 giugno scorso quando tal giudice Alberto Vecchione ottiene dal CSM la delibera per trasferimento da lui stesso desiderato.
Quando il 30 luglio vengono depositate le richieste di rinvio a giudizio per i 28 indagati, il Vecchioni è nel bel mezzo delle ferie mentre il presidente del tribunale Alemi non ha ancora dato attuazione al decreto di trasferimento emesso dal governo della magistratura. Così, attraverso il classico sistema di attribuzione automatica, il giudice Alberto Vecchioni viene comunque assegnato alla gestione dell’istruttoria relativa all’emergenza campana.

Una settimana dopo, Carlo Alemi dichiara a Repubblica:«Il giudice non cambierà». Era il 7 agosto 2007, ben 40 giorni dopo il presidente del tribunale di Napoli trasferisce Vecchione alla nona sezione penale giustificando la sua decisione sulla base di un “presupposto sbagliato: ritenevo cioè che l’udienza fosse già stata incardinata. Le circolari del Csm infatti prevedono la possibilità di posticipare fino a un massimo di sei mesi il trasferimento di un magistrato nel caso in cui debba essere definito un procedimento già iniziato e che si trovi in fase avanzata di trattazione. Dall´esame degli atti, è emerso invece che in questa circostanza l’udienza non era stata nemmeno ancora fissata, e sicuramente si tratta di un procedimento di particolare complessità, che non potrà essere esaurito in tempi contenuti”.

Il problema a questo punto è il valzer dei nomi cui si è dato inizio negli uffici del palazzo B2 al centro direzionale.
I papabili sono Giustina Caputo o Aldo Policastri. Nell’attesa incombente sull’istruttoria è il fantasma della prescrizione. “Perdere tempo con la nomina di un nuovo GUP, significa far saltare in aria un’inchiesta durata anni. Purtroppo per gli inquirenti e per la giustizia, la prescrizione non va mai in ferie! Assegnate un giudice e date inizio al processo”, è la denuncia e richiesta del procuratore napoletano Giovandomenico Lepore.

Acquisito tutto ciò molti dubbi sovvengono: Possibile che il presidente (Carlo Alemi) di un tribunale come quello napoletano si trovi nelle condizioni di poter “supporre” per di più in maniera “sbagliata” l’avvio di un processo così delicato come questo?
Un processo i cui esiti potrebbero avere delle ricadute importanti sia sull’immagine della magistratura napoletana, sia sull’immagine politica di Antonio Bassolino sia sull’autorevolezza ed immagine degli altri 27 co-imputati.

Com’è possibile che Alemi sia stato a tal punto lontano dalla questione da non essere al corrente della mancata individuazione di una data utile per l’inizio delle udienze?
E come è possibile che si sia accorto di tutto questo soltanto un mese e mezzo, 50 giorni, dopo la presentazione delle richieste di rinvio a giudizio?
Il processo a Bassolino & Co. inizia ad avere il sapore della beffa prima ancora di cominciare.

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